Il provvedimento legislativo pensato per disciplinare e categorizzare le piscine, sia di natura pubblica che privata, è stato valutato in sede di Conferenza Stato-Regioni, ma ha ottenuto un giudizio sfavorevole da parte della Conferenza delle Regioni.
La criticità principale sollevata riguarda l’esigenza di assicurare una protezione omogenea della salute per tutti coloro che frequentano impianti natatori aperti al pubblico, senza creare differenze tra le varie tipologie di strutture.
Per questo motivo, le Regioni hanno presentato al Governo un insieme dettagliato di proposte correttive. Tra i punti evidenziati, emerge la richiesta che gli obblighi tecnici e normativi previsti non riguardino esclusivamente le nuove realizzazioni, ma vengano estesi anche agli impianti già operativi, così da evitare squilibri nei livelli di tutela sanitaria.
Nel documento trasmesso all’esecutivo si sottolinea inoltre che l’esclusione di alcune tipologie di piscine – come quelle dedicate allo sport dilettantistico o gestite da federazioni nazionali e organismi di promozione sportiva, compresi quelli paralimpici – comporterebbe l’assenza di controlli e verifiche igienico-sanitarie su strutture comunque frequentate dal pubblico.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la conformità costituzionale del testo. Le Regioni evidenziano infatti la necessità di distinguere in modo netto competenze e ambiti di intervento tra strutture aperte al pubblico e contesti privati. Le piscine ad uso domestico, essendo beni di proprietà privata, non dovrebbero essere incluse nell’ambito di applicazione della legge, poiché ciò implicherebbe obblighi impropri per l’amministrazione pubblica in termini di sicurezza, controlli sanitari e possibili sanzioni.
In conclusione, pur condividendo l’obiettivo di potenziare le misure di prevenzione contro il rischio di annegamento, le Regioni ritengono impraticabile – sia sotto il profilo operativo sia giuridico – l’estensione dei sistemi di controllo e responsabilità anche alle proprietà private. Da una parte per la limitata disponibilità di risorse e personale nelle ASL, dall’altra perché i rischi legati alle piscine private non possono essere assimilati, nei livelli essenziali di assistenza, alla tutela della salute pubblica.
Nel complesso, nella sua formulazione attuale, il disegno di legge rischia di distogliere l’attenzione dei controlli igienico-sanitari da obiettivi realmente prioritari per la prevenzione e la salvaguardia della salute.

